85) Apel. Rapporto fra Primo e Terzo mondo.
Da una parte il primo mondo deve addossarsi la responsabilit
anche degli altri, dall'altra esso deve evitare ogni forma di
paternalismo e valorizzare le altre culture all'interno di norme
di convivenza accettate da tutti e della necessit di
cooperazione.
K.-O. Apel , Etica della comunicazione (vedi manuale pagine 440-
443).

 Nei tentativi volti a superare le barriere comunicative, che
soprattutto i privilegiati sarebbero tenuti a compiere, si
dovrebbe evitare di assumere un atteggiamento di tutela
paternalistica. Sebbene l'etica del discorso consideri moralmente
doveroso per i partecipanti alla comunicazione che essi difendano
in modo avvocatorio anche gli interessi di coloro che ne sono
esclusi, tuttavia gli interessi di questi ultimi andrebbero
dapprima ermeneuticamente compresi; ed in tale sforzo ermeneutico
i membri adulti di un altro mondo culturale non possono venir
considerati come individui in stato di minore et e neppure come i
futuri nati delle prossime generazioni.
N la pretesa di validit universale avanzata dall'etica del
discorso esige in qualche modo che le varie forme di valutazione
del mondo quotidiano, connesse con ideali di realizzazione della
vita buona diversi da cultura a cultura, vengano livellate in
un'unica gerarchia di valori valida per tutti gli uomini e
teleologicamente orientata. Si tratta piuttosto, tramite
regolazione discorsiva anche dei conflitti di valutazione a
livello inter-culturale, di proteggere la specificit e pluralit
delle forme di vita socio-culturali: di dare a tale pluralit
tanto spazio quanto (e non pi di quanto) sia conciliabile con le
norme di convivenza capaci di consenso e, al presente, anche con
la cooperazione co-responsabile nella soluzione dei problemi
dell'umanit.
K:-O. Apel, Etica della comunicazione, Jaca Book, Milano, 1992,
pagine 62-63.
